Fabiana Dadone

Tutto quello che devi sapere sul decreto dignità

Qui vi spiego perché la vecchia politica è in agitazione per il Decreto Dignità. Se chi ha ridotto questo Paese in macerie ci critica, vuol dire che siamo sulla buona strada. Andiamo avanti tutti insieme. A presto ragazzi. Il cambiamento è appena iniziato!PS: fai girare questo video, è importante che tutti sappiano cosa stiamo facendo.

Pubblicato da Luigi Di Maio su Venerdì 6 luglio 2018

di Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

In questi giorni ci stanno arrivando mille critiche ma anche un milione di apprezzamenti, tutti sul Decreto Dignità, che abbiamo approvato lunedì sera nel Consiglio dei ministri. E’ curioso perché le critiche arrivano da quei politici che hanno ridotto l’Italia così come è oggi. Comunque, adesso ve lo spiego brevemente così capite perché la vecchia politica è in agitazione.

L’abbiamo chiamato Decreto Dignità perché quando l’abbiamo scritto, io insieme ai miei collaboratori – che ringrazio perché hanno lavorato giorno e notte- abbiamo pensato a tante persone. A tutte quelle persone a cui la vecchia politica ha tolto l’entusiasmo di lavorare, di fare impresa, di progettare un futuro. Di questo decreto si è detto di tutto, che è di sinistra, che favorisce i precari ma svantaggia le aziende, addirittura ho sentito dire che è contro l’impresa privata. Vabbè…mi fa sorridere perché quando interveniamo sull’immigrazione ci dicono che questo è un governo di destra, quando interveniamo sui lavoratori precari, ci dicono che è un governo di sinistra. La verità è che il nostro governo fa le cose in base alle esigenze dei cittadini, non in base ai vecchi dettami ideologici.

Partiamo da un’ovvietà: la precarietà è una sciagura economica per i lavoratori come per le imprese, ed è semplice capire perché. Per il singolo imprenditore il contratto di lavoro precario può sembrare un guadagno, ma se tutti gli imprenditori assumono lavoratori precari, succede una cosa sola: che i consumi crollano e quindi anche i profitti degli imprenditori.

I governi che hanno creato un’Italia di precari, hanno creato crisi, paura, incertezza. E allora aumenta il consumo degli psicofarmaci, non si fanno figli perché non ce lo si può permettere, aumenta la piaga del gioco d’azzardo che rovina intere famiglie… ma ve ne parlo tra poco, perché ho voluto intervenire anche su questo col Decreto Dignità.

Il punto è che nessuno deve cadere nella trappola di pensare che una società di precari faccia bene agli imprenditori. Non è così. Gli imprenditori vogliono una cosa sola: avere persone che possano usufruire dei loro prodotti e servizi. E vogliono essere lasciati in pace. Con il Decreto Dignità abbiamo pensato anche alla loro dignità di uomini che fanno impresa per il bene della comunità e quindi è come imprenditori che devono essere trattati, non come compilatori di scartoffie o peggio come mucche da mungere.

Nel Decreto Dignità ci sono tre buone notizie per i piccoli imprenditori:

Uno: abbiamo eliminato lo spesometro – c’è solo un ultimo adempimento a febbraio e poi scompare.
Due: abbiamo disattivato il redditometro.
Chiedete a un commerciante o a un piccolo imprenditore quanto tempo hanno dovuto perdere appresso a questi strumenti che sono stati pensati male e applicati peggio. Da oggi non succederà più e potranno dedicare più tempo alla loro attività.
Tre: abbiamo abolito lo Split Payment per le partite Iva. I precedenti governi hanno utilizzato gli imprenditori come bancomat, e gli hanno chiesto pagamenti anticipati per fare cassa. Per noi i professionisti sono persone, non bancomat. Anche i lavoratori devono tornare a essere considerati persone. Quindi abbiamo messo un freno ai contratti a termine. Pensate che nel 2017 l’84% dei nuovi contratti è stato a termine.

Adesso si cambia. I contratti a termine senza causale non potranno avere una durata superiore a 1 anno. Finora, invece, potevano essere di 3 anni. Dopo un anno, si possono rinnovare soltanto per un massimo di un altro anno, ma con l’obbligo di indicare la causale. Se c’è una causale per un rinnovo a termine, la durata è di 2 anni al massimo.

Un datore di lavoro può prorogare i contratti a termine non più 5, ma 4 volte.
E anche ai lavoratori interinali sono estese queste nuove tutele contro il precariato.
Poi c’è la lotta alla delocalizzazione, ossia quelle grandi aziende, spesso multinazionali che prendono soldi pubblici e poi se ne vanno all’estero, delocalizzano.
La prima cosa che voglio dire è che vorrei che le aziende fossero nelle condizioni di scegliere sempre l’Italia e noi le dobbiamo invogliare a rimanere qui. Io penso agli sgravi fiscali e anche a una giustizia che finalmente funzioni rapidamente, che renda i processi rapidi, ci sta già lavorando Alfonso Bonafede.

Detto questo per contrastare la delocalizzazione e far creare lavoro qui in Italia per gli italiani abbiamo definito un principio sacrosanto: chi sfrutta lo Stato, prendendo soldi pubblici e andandosene in un altro Paese europeo, deve restituire tutto fino all’ultimo centesimo, più gli interessi. Per chi delocalizza fuori dall’Unione europea, scattano anche le sanzioni fino a 4 volte l’importo ricevuto. E state certi che ora la musica cambierà.

E infine vi voglio raccontare una parte di decreto che mi sta molto a cuore.
E’ quella che può ci permette di dire che: l’Italia è il primo Paese europeo in cui è vietata la pubblicità e la sponsorizzazione dell’azzardo.
Guardate, ci sono dei dati drammatici sull’azzardo. L’Italia è il paese europeo dove si ‘azzarda’ di più in Europa, e il quarto al Mondo. Dagli ultimi dati oltre 1 milione di persone in Italia sono ‘azzardopatici’, un ragazzo minorenne su due ha giocato d’azzardo. E qualcosa mi dice che questo dato ha a che fare con il sentirsi precari, il non avere una sicurezza sul lavoro, oltre che con altri fattori naturalmente.

Bene, noi vietiamo la pubblicità a tutto questo. E le sponsorizzazioni. E’ ora di dire basta. E se una società svedese di azzardo compra una pagina del Corriere per lamentarsi, io dico che in Italia adesso decide questo Governo cosa fare per i nostri cittadini.

Per questo mi fanno piacere le varie dichiarazioni che stanno arrivando in questi giorni, dalla Cei, al Presidente dell’associazione italiana calciatori, Damiano Tommasi che ci dicono “andate avanti”. Andiamo avanti sì! Andiamo avanti tutti insieme!
Ora tocca a voi: condividete questo video e fate girare queste informazioni! Il Decreto Dignità non risolverà in un colpo tutti i problemi degli italiani, ma ci sono tanti provvedimenti importanti che contribuiranno a migliore la qualità di vita degli italiani!
E continuate a seguirci. Adesso la palla passa al Parlamento. Sono certo che la nostra maggioranza sosterrà ed eventualmente migliorerà questo decreto.
A presto ragazzi. Il cambiamento è appena iniziato!

 

Source: Fabiana Dadone

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