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Chiarezza sull’emendamento che salvaguarda tutti gli operatori sanitari

Di Maria Lucia Lorefice

In queste ore tanti operatori sanitari si stanno chiedendo cosa
realmente prevede l’emendamento alla manovra che riguarda la loro
professione. Considerando la falsa informazione che sta circolando in
queste ore, è importante fare chiarezza e finirla con un ingiustificato
allarmismo. L’emendamento in questione prevede che oltre 20mila
operatori sanitari (come educatori professionali, massofisioterapisti,
tecnici di laboratorio), che per anni hanno esercitato la professione
dopo aver svolto corsi a norma di legge e che già operano nel servizio
sanitario nazionale, da un giorno all’altro restino senza lavoro o
diventino abusivi. Mettiamo fine al caos normativo che abbiamo ereditato,
evitando che questa situazione di indeterminatezza per gli operatori
sanitari si ripeta in futuro. Senza togliere diritti a nessuno,
impediamo che 20mila professionisti finiscano per strada. Insomma l’articolo di Repubblica è una vera e propria bufala, come spiegato anche qui.

L’emendamento in manovra non è una sanatoria, si
tratta di intervenire nell’unico modo possibile per evitare che davvero
20 mila persone e più si ritrovino da un giorno all’altro licenziate o a
non poter più esercitare un’attività per cui avevano i titoli previsti
dalla legge fino all’entrata in vigore del decreto Lorenzin. Per poter lavorare, queste persone hanno fatto i corsi a norma di legge e sono già nel sistema sanitario, ma oggi rischiano di diventare abusivi. Evitiamo questa assurdità, senza togliere nulla agli operatori iscritti all’albo e senza equipararli a loro. Questo lo scopo dell’emendamento inserito in manovra.

Questo, l’emendamento approfondito tecnicamente e oggetto di
interlocuzione costante con le varie sigle, persino con quelle che oggi
ergono muri e attaccano. Sigle che sono state ricevute dalla
sottoscritta, alle quali ho avuto modo di far presente cosa avrebbe
previsto la proposta, e che erano consapevoli dell’esistenza di un
problema che andava risolto, ma che hanno ritenuto più opportuno
ricorrere a comunicati stampa, invece che a fattive proposte.

Senza un intervento ci saremmo ritrovati nell’arco di pochissimo tempo di fronte ad una vera e propria emergenza sociale.
È questo ciò che abbiamo voluto evitare dando la possibilità di
continuare a svolgere la propria attività, sia nel caso di lavoro
dipendente sia autonomo, a chi abbia svolto un’attività professionale
per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi
10 anni permettendone l’iscrizione in elenchi speciali a esaurimento,
sottoposti al controllo dell’ordine.

Si badi bene a non confondere il concetto “elenchi speciali” con “albo”.
NON si tratta di iscrizione all’albo, possibile esclusivamente a coloro
che ne hanno i titoli, cioè a coloro che hanno conseguito la laurea o
titolo equipollente o equivalente. L’elenco speciale ad esaurimento è un
registro nel quale inserire coloro che rispondono ai requisiti previsti
dall’emendamento, e che abbiamo deciso di sottoporre all’ordine ai fini
di un maggior controllo del rispetto dei requisiti richiesti.

Inoltre, NON è prevista in alcun modo l’equiparazione ai titoli (altra informazione errata).
L’obiettivo è solo evitare che professionisti di riconosciuta
competenza perdano il posto di lavoro. Anzi, a tutela dell’evoluzione
del percorso formativo di chi opera nella sanità abbiamo stabilito che
non potranno più essere attivati corsi di formazione regionale per il
rilascio di titoli ai fini dell’esercizio delle professioni sanitarie.
Cosa che finora è stata fatta, non certo per volontà nostra, ma con
questo intervento si permetterà di non ritrovarsi in futuro di fronte
alla medesima situazione odierna, di tutelare chi ha intrapreso un
percorso di laurea, di superare l’indeterminatezza del quadro giuridico
normativo creato dai precedenti governi.

Inoltre, resta salva per il lavoratore in possesso di un titolo
conseguito prima dell’entrata in vigore della legge 42 del 1999 la
possibilità di regolarizzare la propria situazione partecipando alle
procedure per il riconoscimento delle equivalenze, da attivarsi a cura
delle Regioni. Noi, siamo i primi ad esserci trovati di fronte a leggi che hanno generato tutto questo.
Ora ci tocca trovare una soluzione. E questa soluzione ritengo abbia
rappresentato il punto di caduta che salvaguarda tutti e non toglie
alcun diritto.

 

Source: Fabiana Dadone

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