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L’Oro d’Italia ovvero “La storia del paesello, dei suoi cittadini, del loro tesoro, e delle menzogne, che a forza di venir ripetute, sostituirono la realtà”

Foto:scenarieconomici.it

C’era una vota un paesello situato in una zona bisognosa di essere irrigata.

I suoi abitanti decisero, di comune accordo, di mettere a disposizione della comunità, un terreno e di costruirci un bel pozzo, con il lavoro ed i contributo anche economico di tutti i cittadini.

In questo modo la comunità tutta si arricchì di un nuovo tesoro.

I cittadini ben sapevano che il pozzo rappresentava un Bene Comune, perché avevano visto e partecipato con i loro sacrifici alla sua costruzione.

Passò il tempo, nel paesello i vecchi morirono, nacquero nuovi bambini, arrivarono cittadini da alti paesi.

Ed arrivò anche una famiglia di approfittatori, lungimiranti, i cui membri incominciarono a spargere la voce che il terreno era di proprietà dei loro antenati e che quindi anche il pozzo apparteneva esclusivamente a loro.

Iniziarono sommessamente.

Gli anziani cittadini sapevano bene che si trattava di una menzogna e ne contestavano verbalmente le pretese. Ma i giovani e i nuovi abitanti, giorno dopo giorno, parola dopo parola, iniziarono a crederci.

Passarono anni, decenni, la famiglia di approfittatori continuò a sostenere con costanza la menzogna.

A forza di ripeterla con pazienza nel tempo, senza più che si sollevassero le giuste proteste, la menzogna si confuse con la realtà, e la cancellò.

La famiglia di approfittatori lungimiranti e pazienti, oggi, nel silenzio generale, pretende un compenso da chiunque attinga acqua al pozzo.

1 gennaio 2019

E’ iniziata UFFICIALMENTE la lotta di resistenza per impedire all’‘ UE di sottrarci l‘ ORO DELL’ ITALIA (in realtà ci stanno provando già da tempo)

Il tema dell’oro della Banca d’Italia è tornato di attualità dopo che il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, ha depositato qualche mese fa un progetto di legge che punta a chiarire con una norma, che l’oro conservato da Banca d’Italia appartiene allo Stato italiano.

PROGETTO DI LEGGE

Articolo 1 XVIII LEGISLATURA CAMERA DEI DEPUTATI N. 1064

PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa dei deputati
CLAUDIO BORGHI, MOLINARI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BIANCHI, BINELLI, BISA, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CAPARVI, CAPITANIO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, DI MURO, DONINA, FANTUZ, FERRARI, FOGLIANI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GASTALDI, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GOBBATO, GOLINELLI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MARCHETTI, MATURI, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PATELLI, PATERNOSTER, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RIBOLLA, SASSO, SEGNANA, STEFANI, TATEO, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALLOTTO, ZANOTELLI, ZICCHIERI, ZORDAN

Interpretazione autentica dell’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, in materia di gestione delle riserve ufficialiPresentata il 6 agosto 2018  Onorevoli Colleghi! — Il tema della proprietà delle riserve auree nazionali, sebbene inconfutabile nel cuore di ogni cittadino italiano, è carsicamente apparso nella discussione parlamentare come un tema di dibattito, specie dopo l’avvento del sistema bancario europeo e lo stratificarsi della normativa che, unitamente all’intenso dibattito dottrinale, ha finito col rendere la Banca d’Italia un ircocervo giuridico.
Ciò che è indubitabile è la proprietà dell’oro che era ed è dello Stato italiano.
La Banca d’Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reservestatunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale. Il quantitativo totale di oro detenuto dall’istituto, a seguito del conferimento di 141 tonnellate alla Banca centrale europea (BCE), è pari a 2.452 tonnellate (metriche); esso è costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e, per una parte minore, da monete.
L’oro dell’istituto è custodito prevalentemente nei caveaux della Banca d’Italia e in parte all’estero, presso alcune banche centrali.
Visto il diffuso dibattito circa l’asserita presenza di un vulnus normativo, se non addirittura una vera e propria errata interpretazione, si rende necessario riportare l’esegesi della normativa nazionale, in conformità con quella euro-unitaria, in una situazione di certezza e chiarezza.Il quadro normativo nazionale.  Il quadro normativo nazionale sul tema è da recuperarsi principalmente e prioritariamente nel testo unico delle norme in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, emanato su delega conferita dal Parlamento con la legge 26 settembre 1986, n. 599.
L’articolo 4 del testo unico, recante «Soggetti abilitati ad effettuare operazioni valutarie e in cambi», è stato oggetto di modifica attraverso l’articolo 7 del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 43, «Adeguamento dell’ordinamento nazionale alle disposizioni del trattato istitutivo della Comunità europea in materia di politica monetaria e di Sistema europeo delle banche centrali», che, in particolare, ha interamente sostituito il secondo comma, trasferendo le attribuzioni sulla gestione delle riserve ufficiali in valute estere dall’Ufficio italiano dei cambi (UIC) alla Banca d’Italia, nonché armonizzando la disciplina domestica a quella euro-comunitaria (e poi euro-unitaria).Il quadro normativo euro-comunitario.  Tralasciando il trasferimento di competenze dall’UIC alla Banca d’Italia, questione per lo più domestica, l’aggiunta della novella «nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 31 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea» pone un tema di armonizzazione nei confronti delle attività di riserva in valuta estera detenuta dalle banche centrali nazionali del Sistema europeo di banche centrali (SEBC), stabilendo che, ultimato l’adempimento di cui all’articolo 30 dello statuto del SEBC (necessario ai fini della costituzione delle riserve, anche auree, della BCE), le ulteriori «attività di riserva in valuta estera detenute della Banche centrali nazionali» siano disciplinate anche da questo articolo.
  È infatti l’articolo 127, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea a stabilire che tra i compiti da assolvere tramite il SEBC vi siano la detenzione e la gestione delle riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri.
  L’articolato euro-comunitario ribadisce la detenzione, sia esplicitamente nel titolo dell’articolo 31, sia nella disposizione dell’articolo 31.2 che fa riferimento alle «attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti», con ciò evidenziando nessuna supponibile ingerenza del diritto euro-comunitario circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree, lasciando così sul campo del diritto domestico la determinazione della questione.L’intervento di interpretazione autentica.  La presente proposta di legge vuole assicurare chiarezza interpretativa poiché la Banca d’Italia, secondo quanto dispone l’articolo 4, secondo comma, del testo unico, «provvede in ordine alla gestione delle riserve ufficiali, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 31 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea».
  Fermo restando, dunque, il rispetto degli obblighi internazionali derivanti da trattati, la disposizione relativa all’attività di gestione non appare sufficientemente esplicita nel sottolineare la permanenza della proprietà delle riserve auree allo Stato italiano e una specificazione su questo punto si rende necessaria, vista la natura ibrida assunta dalla Banca d’Italia nel corso degli anni, in conseguenza dei numerosi interventi legislativi stratificatisi.PROPOSTA DI LEGGEArt. 1.  1. Il secondo comma dell’articolo 4 del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, si interpreta nel senso che la Banca d’Italia gestisce e detiene, ad esclusivo titolo di deposito, le riserve auree, rimanendo impregiudicato il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve, comprese quelle detenute all’estero. 

Quella delle riserve d’oro italiane è questione dalle proporzioni immense, anche se ignorata dai più .

La proposta di legge di Claudio Borghi è suonata come un campanello di allarme per possibili cacciatori di oro, perché hanno capito che il loro operato non è più nell’ombra. E’ stato acceso un faro su di loro, tutti possono conoscerne le “reali”intenzioni.

E la Banca d’Italia, si sussurra, pare abbia iniziato con il sensibilizzare parlamentari (magari del Partito democratico) componenti della commissione finanze incaricata dell’esame preliminare del progetto di legge, che hanno sostenuto che la proposta di Borghi è «inopportuna». Naturalmente ci aspettiamo che siano in grado di supportare le loro convinzioni con argomentazioni serie.

Il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, intervenendo a una trasmissione televisiva, ha detto che “sull’aspetto giuridico di chi sia la proprietà legale dell’oro si pronuncerà la Bce a cui abbiamo ceduto la sovranità quando è stato creato l’euro”.

Le sue incredibili parole sono di tale gravità da lasciare senza fiato.

Un dirigente del suo livello non può ignorare quanto previsto nella nostra Costituzione, e cioè l’espresso divieto di ogni cessione di sovranità, consentendo soltanto «limitazioni» alla stessa, in condizioni di «parità con gli altri Stati» ed esclusivamente per finalità «necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra i popoli» (articolo 11 della Costituzione).

Si può pensare che sia stato mal informato? O forse gli è stato riferito che qualcuno ha “ceduto” più di 2.400 tonnellate di oro (circa 80 MILIARDI di euro) alla BCE, senza darne notizia e/o chiedere l’autorizzazione al Popolo Italiano, cioè al legittimo proprietario? In tal caso non sarebbe d’obbligo fornircene il nominativo?

A questo punto sorge spontanea una domanda.

Mettiamo che la suddetta dichiarazione fosse uscita dalla bocca di un dirigente della Bundesbank, durante una qualunque trasmissione televisiva tedesca. Se il tal dirigente avesse detto che la proprietà di circa 3.400 tonnellate di oro non è della Germania, come avrebbero reagito i tedeschi? E come avrebbero reagito i gilet gialli francesi se gli fosse stato comunicato che forse forse non hanno diritti sul loro oro? E lo stesso vale per tutti i cittadini dei vari stati d’Europa.

Gli italiani aventi diritto al voto sono 51.299.871 . E se venissero ben informati degli intenti di alcuni soggetti, se esprimessero il loro parere, se alzassero la loro voce a tutela dei loro diritti, cosa accadrebbe?

Non è solo nostro diritto, ma innanzitutto nostro sacro dovere (come previsto dalla nostra Prima Legge) lanciare una campagna civile morale, patriottica oltre che politica, a tutela di ciò che ci appartiene, frutto del sudore di milioni di italiani.

Evitiamo di dimenticarci di quella famiglia di approfittatori lungimiranti e pazienti, che oggi, a causa del passato silenzio generale, pretende un compenso da chiunque attinga acqua al pozzo e facciamo rumore, baccano, strepito quanto serve.

E’ nostro dovere.

Per il M5S di Cuneo: Mirella Ramonda

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