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La Pa del futuro: smart working e concorsi digitalizzati

La mia intervista a OrizzonteScuola.it

Ministra Dadone, con il coronavirus la Pubblica
Amministrazione, così come altri settori, ha dovuto superare un duro
esame. Secondo lei tutto è andato per il verso giusto?

La macchina dello Stato ha dovuto reagire con rapidità e prontezza a una situazione del tutto imprevista, gravissima e senza precedenti. Ovviamente alcune amministrazioni erano più pronte e attrezzate di altre e non mi nascondo problemi e carenze. Come dico spesso, la pandemia ha fatto venire al pettine tutti i nodi che stavamo affrontando già prima dell’avvento del Covid e che ora stiamo cercando di sciogliere in tempi ancora più stretti. In linea generale, però, sono orgogliosa della risposta arrivata da dirigenti e dipendenti pubblici: lo Stato non si è mai fermato e ha mandato un segnale chiaro al Paese.

Quali sono i risultati definitivi dell’utilizzo della modalità di smart working per il settore della Pubblica Amministrazione?

“Ci siamo trovati di fronte a un lavoro agile, per così dire,
“d’emergenza”. Siamo arrivati, durante il lockdown, a un 90% circa di
dipendenti in modalità smart per le amministrazioni centrali e oltre il
70% per le Regioni. Adesso stiamo conducendo un monitoraggio qualitativo
e quantitativo, che chiuderemo a fine luglio, per capire come è andata
davvero e per cogliere spunti importanti allo scopo di mettere a punto
il vero lavoro agile, flessibile e basato su risultati misurabili”.

Si può parlare addirittura di un aumento della produttività e di una notevole riduzione degli sprechi?

“In alcuni casi sì, basti pensare alla mole di domande e di
pratiche processate da Inps in questi mesi, malgrado qualche inciampo
fisiologico e qualche polemica strumentale. Ovviamente si sono
verificate situazioni diverse. Sul fronte dei costi per le
amministrazioni, c’è già chi ha calcolato un risparmio intorno al 30%
tra consumi di energia, gestione delle mense o pulizie dei locali”.

Per gli Ata lo smart working può diventare una regola?

“Non imponiamo nulla dall’alto. Guidiamo e accompagniamo i
processi: è importante che Funzione pubblica sia vicina alle
amministrazioni come mai accaduto prima. Saranno i dirigenti a decidere:
sicuramente ci sono mansioni che possono più facilmente essere
dematerializzate e digitalizzate”.

Addio a carta e penna per i concorsi Pa. Una misura valida per l’emergenza o sarà così pure in futuro?

“Credo sia una di quelle innovazioni rispetto alle quali è
difficile tornare indietro. Carta e penna sono molto romantiche, ma mi
pare che nessuno di noi, al giorno d’oggi, le utilizzi più in ufficio.
Peraltro, ritardano molto i tempi di correzione delle prove”.

Può spiegarci meglio come saranno i concorsi del futuro?

“Diciamo intanto che i concorsi del futuro sono già quelli del
presente, perché le norme innovative del decreto Rilancio le abbiamo
applicate da subito a bandi importanti già pubblicati. Comunque, saranno
territorializzati, così da semplificare la vita dei candidati, oltre
che per garantire ancora la tutela della salute in questa fase di
convivenza con la pandemia. E soprattutto saranno più snelli e rapidi
perché completamente informatizzati e digitalizzati, dall’iscrizione
fino alla pubblicazione della graduatoria. Senza dimenticare la
valorizzazione di nuove competenze, come le soft skill e le life skill, e
i know-how tecnici, come quelli di ingegneri, architetti o progettisti,
che devono accompagnarsi ai tradizionali saperi giuridici o economici.
Dobbiamo rilanciare un reclutamento rapido e di qualità: la Pa del
futuro non può attendere”.

 Quali saranno le tre prossime azioni del suo mandato ministeriale?

“Sicuramente sarà importante seguire da vicino il consolidamento
della rivoluzione del vero lavoro agile, basato su una organizzazione
totalmente rinnovata, fondato su obiettivi e risultati. Il Pola (Piano
organizzativo del lavoro agile) è uno strumento che spinge la virtuosità
delle Pa e può durare nel tempo, perché flessibile. L’interconnessione
delle banche dati è una meta imprescindibile perché al cittadino non
devono essere chiesti documenti più volte. Ultimo, ma non per ultimo,
dobbiamo completare la digitalizzazione del Paese: per troppi anni si è
esitato ed ora ci abbiamo messo soldi e leggi ad hoc. Procedure che
stiamo già attuando nella grande fase dei concorsi pubblici che ha preso
il via”.


Source: Fabiana Dadone

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